
Lanciata dai consorzi Corepla e Coripet lo scorso 6 giugno alla presenza del Viceministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gava , la nuova Campagna SUP (Single-Use Plastics) dal titolo “Da bottiglia a bottiglia” con l’obiettivo dichiarato di sensibilizzare i cittadini sull’importanza del corretto conferimento delle bottiglie in PET nella raccolta differenziata. Un’azione necessaria per raggiungere il target del 77% di raccolta che l’Unione Europea ci chiede entro il 2025.
Articolo pubblicato precedentemente su Polimerica.it
La campagna è patrocinata dal Ministero della Ambiente e della Sicurezza Energetica e dal CONAI, che è l’organizzazione nazionale per la responsabilità estesa del produttore che risponde del raggiungimento degli obiettivi nazionali di recupero e riciclo degli imballaggi.
Il messaggio che la campagna lancia – come si legge sul sito di Corepla – è chiaro e immediato: le bottiglie in plastica vanno raccolte in maniera differenziata sia a casa sia fuori casa, e (ovviamente) mai disperse nell’ambiente.
Un’iniziativa che ha ottenuto il plauso del Viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Vannia Gava che presente alla conferenza di lancio ha dichiarato “Questa campagna rappresenta un’iniziativa concreta e ben costruita per affrontare la sfida della sostenibilità. Non si limita al rispetto delle norme, ma punta a un sistema più efficiente e circolare. La collaborazione tra Coripet e Corepla, con il sostegno di Conai, conferma il valore del lavoro congiunto tra istituzioni, consorzi, imprese e cittadini. Un’azione che rafforza il modello italiano di responsabilità estesa del produttore, già tra i più avanzati in Europa nella gestione degli imballaggi”.
“Dare una seconda vita agli imballaggi è uno dei compiti principali del sistema consortile – ha dichiarato Ignazio Capuano, presidente del Conai durante la conferenza – Il nostro ruolo è quello di creare le condizioni perché sia possibile raggiungere, tutti insieme, l’obiettivo europeo di intercettazione delle bottiglie in PET entro l’anno. Per farlo è necessario fare sistema, lavorando in modo sinergico”.
La Direttiva 2019/904 del 2021– meglio conosciuta come direttiva Sup (Single-Use Plastic) – entrata in vigore in Italia nel gennaio del 2022, prevede che si debba raggiungere almeno il 90% di raccolta selettiva entro il 2029 (siamo intorno al 70%). Agli obiettivi di raccolta si aggiungono gli obiettivi di contenuto riciclato nelle bottiglie in PET: del 25% al 2025 ( siamo a circa il 15%) e del 30% al 2030 per tutte le bottiglie in plastica per bevande.
La campagna ha previsto una pianificazione multimediale di spot su TV e radio nelle fasce di massimo ascolto, contenuti social originali pubblicati sui canali del talent e una significativa attivazione territoriale nel tour estivo dei Pinguini Tattici Nucleari. In una delle nove tappe del tour (svoltesi dal 7 giugno al 3 luglio) c’è stata una partecipazione live di Pisani con una gag sul tema.
Luci ed “ombre” dell’iniziativa
La campagna è sicuramente ben costruita e anche la scelta del comico Pisani è coerente con il pubblico di riferimento e principale destinatario del messaggio, ovvero il pubblico giovanile che beve spesso fuori casa e che rappresenta il futuro. «Ho scelto di parlare di bottiglie in plastica e riciclo con un linguaggio semplice, diretto e con un pizzico di divertimento» racconta Pisani. «Il ‘dissing’ usato nello spot è un modo per smontare con ironia le resistenze di chi pensa che il riciclo sia noioso o inutile. Se una battuta può far passare un messaggio importante, allora vale davvero la pena usarla».
L’obiettivo della campagna SUP coincide perfettamente con l’obiettivo primario della nostra campagna : aumentare l’intercettazione delle bottiglie in PET per un riciclo “bottle to bottle“. Se consideriamo che l’Italia è al primo posto in Europa come consumo di acqua in bottiglia e come utilizzo di PET è evidente che un’intercettazione che superi il 90% dell’immesso al consumo non può che portare benefici ambientali ed economici, oltre ad essere la precondizione per raggiungere la circolarità e gli obiettivi climatici del settore delle bevande.
Meno dispersione nell’ambiente e meno smaltimento di materiali preziosi significa risparmiare sui costi di gestione dei rifiuti a livello locale, e anche sulla plastic tax pagata dal bilancio dello stato che vale oltre 10 milioni di euro ogni anno per le sole bottiglie in PET che non ricicliamo. Un importo che potrebbe aumentare considerevolmente dal 2028 .
Un sistema di deposito cauzionale ben disegnato finalizzato al riciclo e al riuso si è dimostrato ad oggi l’unico strumento che può portare un paese a raggiungere a superare il 90% di raccolta separata in meno di due-tre anni.

Pertanto se l’obiettivo della campagna SUP è assolutamente condivisibile manca una proposta efficace che risolva il problema che il nostro sistema di raccolta ha nell’intercettare i contenitori consumati fuori casa oltre che incentivare le persone a differenziare meglio a domicilio.
Il messaggio che l’iniziativa veicola è quello che per raggiungere il 77% di tasso di raccolta al 2025 (e il 90% al 2029) e risolvere al contempo il problema del littering, sia sufficiente un’operazione di moral suasion sui comportamenti quotidiani che “devono diventare consapevoli e finalizzati al giusto conferimento di questi imballaggi”. Nonostante l’Italia faccia meglio di altri Paesi UE come tassi di riciclo sono oltre 8 miliardi all’anno tra plastica, vetro e metallo i contenitori che sfuggono al riciclo ogni anno.
Nulla da obiettare ovviamente sulla necessità che l’educazione civica e ambientale debba essere una materia obbligatoria nella formazione scolastica ed essere parte di una comunicazione e sensibilizzazione continua verso il cittadino, ma le scienze comportamentali ci insegnano che il contesto è fondamentale, e a maggior ragione quando viene richiesto un cambio di abitudini, seppur a favore dell’ambiente.
In mancanza di un incentivo economico o di un forte nudge che abbia effetto anche in ambienti dove transitano molte persone, le informazioni complesse o di difficile attuazione riducono o annullano la partecipazione dei cittadini.
Le indicazioni che propone Pisani nel suo rap di non buttare un contenitore nel cestino stradale, ma di cercare un eco-compattatore o uno dei cestini differenziati che si trovano in alcuni luoghi di transito, per quanto corrette, sappiamo benissimo che non verranno seguite. Così come è tristamente noto che il contenuto dei cestini differenziati pubblici, quando non presidiati finisce a smaltimento, e per ovvie ragioni.
La partecipazione del pubblico richiede attenzione ed impegno continuo
Il tema su come aumentare o mantenere ad alti livelli la partecipazione del pubblico d’altronde esiste anche nei paesi con sistemi di deposito cauzionale già maturi, e anche nella progettazione dei nuovi sistemi se ne tiene conto, nonostante l’incentivo del deposito.
Oltre ad individuare quale debba essere il valore della cauzione più calibrato per evitare l’abbandono nell’ambiente ma anche il conferimento nei cestini stradali o nell’indifferenziato a casa un fattore chiave per stimolare la partecipazione degli utenti è l’accessibilità e la facilità di adozione: ovvero la restituzione dei contenitori deve essere facile quanto l’acquisto della bevanda. Ecco perché a seconda dei contesti vengono messe a disposizioni diverse opzioni facilmente accessibili ai cittadini come macchine che ricevono interi sacchi elaborando uno scontrino o un accredito digitale in pochi secondi, contenitori posizionati in zone di passaggio o turistiche o parchi in cui il deposito dei contenitori restituiti viene donato a specifici progetti benefici o di preservazione ambientale.

In conclusione le diverse campagne di comunicazione che abbiamo visto negli ultimi anni sono da ritenersi sicuramente degli ottimi prodotti creativi, che hanno sicuramente veicolato il messaggio dell’importanza del riciclo, ma che difficilmente hanno modificato i comportamenti, a vedere indicatori che non presentano miglioramenti come la qualità delle raccolte differenziate e il fenomeno del littering.
Come diceva una vecchia canzone di Ramazzotti “se bastasse una bella canzone si potrebbe cantarla un milione di volte” e lo stesso vale per la sensibilizzazione che non si può convertire in azioni coerenti con il messaggio quando non viene sostenuta da un contesto che spinga il cittadino, attraverso varie modalità, a fare la cosa “giusta” per se stesso, e la comunità di cui è parte.