Francia: studio rileva che il riuso per gli imballaggi in vetro è ambientalmente più vantaggioso

L’Agenzia francese per la transizione ecologica (Ademe) ha confrontato in uno studio l’impatto ambientale degli imballaggi in vetro riutilizzabili rispetto a quelli monouso rilevando che i sistemi di vuoto a rendere con deposito cauzionale sono molto più vantaggiosi, anche quando il numero di rotazioni è limitato.

Le analisi che hanno comparato le prestazioni ambientali dei contenitori in vetro riutilizzabile verso i corrispondenti monouso “sono ampiamente a favore dei contenitori riutilizzabili”. Sono due i fattori alla base del vantaggio ambientale del contenitore in vetro riutilizzabile. Il primo è il principio stesso del riutilizzo, che consente di ammortizzare molto rapidamente l’elevato impatto ambientale imputabile alla produzione degli imballaggi in vetro. Il secondo è lo stato dell’arte della distribuzione agroalimentare francese, che consente “processi di trasporto relativamente ottimizzati, in termini di percorrenza e come carico dei viaggi dei camion” che possono limitare gli impatti associati ai cicli di riutilizzo.

Lo studio Evaluation environnementale de la consigne pour le réemploi des emballages en verre en France (Valutazione ambientale del sistema di deposito cauzionale finalizzato al riutilizzo per gli imballaggi in vetro) è stato condotto dall’Observatoire du réemploi et de la réutilisation. Pubblicato a fine giugno scorso, è una delle nove pubblicazioni sul sistema di deposito cauzionale a cura di Ademe, l’Agenzia francese per la transizione ecologica.

Analizzati cinque scenari

Concretamente, lo studio valuta cinque scenari di riutilizzo al 2025 per gli imballaggi in vetro di cui quattro riguardano le bottiglie che hanno target e organizzazione logistica differenti. Tre scenari prendono in esame il consumo dei privati, uno quello del settore Horeca (caffè, hotel e ristoranti) e il quinto invece riguarda il consumo di conserve alimentari o di prodotti lattiero-caseari in flaconi o barattoli sempre rivolto a privati. In tutti i casi l’opzione riutilizzabile viene confrontata con quella monouso. Un secondo studio in fase di esecuzione confronterà il sistema di deposito cauzionale finalizzato al riutilizzo (o ricarica) con l’utilizzo di imballaggi monouso realizzati con altri materiali (non ancora disponibile).

Questi scenari sono stati concepiti per “identificare le tipologie di prodotto e di logistica più generiche possibili, a cui i vari attori possono fare riferimento”, spiega Ademe. Allo stesso modo, sono stati studiati intervalli di valori sufficientemente ampi da essere rappresentativi di un gran numero di realtà attive sul campo.

Oltre alle analisi del ciclo di vita (LCA) delle varie opzioni, l’agenzia ha identificato, quantificato e analizzato i parametri che influenzano le prestazioni ambientali dei diversi sistemi. Ciò è stato fatto “per definire i possibili punti di svolta (o valori soglia) e i casi in cui un’opzione di imballaggio riutilizzabile è più vantaggiosa in termini ambientali rispetto a un’analoga soluzione monouso esistente, e viceversa”.

Il deposito si ripaga rapidamente

In generale, lo studio dimostra che gli imballaggi in vetro riutilizzabili sono (quasi) sistematicamente più vantaggiosi di quelli monouso in cinque delle sette categorie di impatto analizzate. Queste cinque categorie sono il cambiamento climatico, le emissioni di particolato, la formazione di ozono fotochimico, l’acidificazione e l’esaurimento delle risorse fossili. Per quello che riguarda le altre due categorie di impatto (esaurimento risorse idriche, eutrofizzazione delle acque dolci), l’opzione monouso appare preferibile a quella riutilizzabile a causa delle operazioni associate al lavaggio, e in particolare il consumo di elettricità (considerando l’acqua utilizzata nella produzione di energia nucleare) e l’impatto dei detergenti.

A causa dell’uso di tensioattivi di origine vegetale, che hanno impatti diversi tra loro risulta, difficile ottenere una risposta omogena. Nei questionari compilati dai centri di lavaggio viene menzionato l’uso di “composti etossilati di origine vegetale” ma, in assenza di informazioni dettagliate sulla composizione dei detergenti utilizzati, lo studio ha elaborato un modello che tiene conto di agenti sequestranti a base di olio di cocco e olio di palma (in proporzioni uguali). L’analisi dei risultati rivela una significativa influenza dei composti prodotti con l’olio di cocco sugli impatti associati all’esaurimento delle risorse idriche, legate all’irrigazione delle colture coinvolte nella loro produzione. Questo elemento è quindi una potenziale fonte di incertezza poiché non è nota la percentuale effettiva di questo tipo di composti nella formulazione dei detergenti tipicamente utilizzati nei lavaggi.

Agendo con migliorativi su queste criticità a seconda dello scenario, sul peso dei contenitori o il numero di utilizzi si ottiene alla fine un vantaggio sistematico complessivo per l’opzione riutilizzabile.

Innanzitutto, i vantaggi ambientali del riutilizzo sono subito evidenti. Bastano due riutilizzi (per lo scenario utilizzo “privati”) e quattro (per lo scenario “ospitalità” Horeca) perché gli imballaggi in vetro riutilizzabili risultino vincenti sotto il profilo ambientale. Si tratta di un numero molto basso di rotazioni, al di sotto del punto di pareggio come sostenibilità economica del riutilizzo, ha spiegato Ademe alle parti coinvolte.

In secondo luogo, il vetro quando riutilizzato risulta vincente rispetto al monouso a prescindere dalla distanza di trasporto dei casi studiati, ossia per distanze che vanno da 25 a 600 km tra il sito di riempimento e il centro di distribuzione. Questo intervallo è rappresentativo della maggior parte delle distanze osservate in Francia. Infine, questi risultati si ottengono qualunque sia il tasso di riciclaggio dei contenitori in vetro (applicati tassi compresi tra il 78,7% e il 90%), sottolinea Ademe.

Ottimizzazione degli imballaggi di raggruppamento

Lo studio identifica anche le aree da ottimizzare per migliorare l’impatto ambientale del riutilizzo agendo su alcuni fattori.

  • Il primo fattore, senza dubbio, è il numero di riutilizzi o rotazioni. Ademe osserva che il peso di questa variabile “è estremamente marcato per un numero moderato di rotazioni, fino a 7-10 a seconda dello scenario”. Ma aumentando le rotazioni i vantaggi ambientali aumentano in quanto gli impatti della produzione e del fine vita degli imballaggi vengono ripartiti su più utilizzi
  • In termini di logistica, anche la natura e le dimensioni dell’imballaggio di raggruppamento (casse di plastica riutilizzabili o scatole di cartone) giocano un ruolo importante. In questo caso, il criterio decisivo è il peso dell’imballaggio di raggruppamento per litro di prodotto trasportato.
  • Per quanto riguarda l’ottimizzazione del processo di lavaggio, questo limita il consumo di acqua diretta, di energia (associata al riscaldamento dell’acqua) e di detersivo (occorre tenere conto anche della composizione del detersivo).

Standardizzazione degli imballaggi riutilizzabili

Altre aree di miglioramento riguardano le caratteristiche dell’imballaggio stesso. L’uso di imballaggi standardizzati è un fattore importante per migliorare i sistemi di riutilizzo. In particolare, la standardizzazione riduce le distanze di trasporto, contribuisce a ottimizzare i tassi di riutilizzo rendendo più fluido il recupero degli imballaggi e limitando gli effetti di scorte immobilizzate. Un altro vantaggio è l’ottimizzazione dei carichi dei camion che evita la necessità di trasporti speciali.

Naturalmente, anche la riduzione del peso degli imballaggi primari e di raggruppamento contribuiscono alla riduzione dell’impatto complessivo. Rispetto al peso Ademe ha adottato un approccio conservativo alla questione, considerando che il peso aggiuntivo degli imballaggi riutilizzabili potrebbe arrivare al 20% rispetto a quelli monouso. In realtà, “i valori di peso campionati (…) non differiscono in modo significativo”, poiché in media l’aumento in peso è solamente del 4,6% quando contengono acqua e del 2,6% per la birra.

Francia investe sul sistema di vuoto a rendere in vetro con cauzione

“Il sistema di vuoto a rendere con deposito per il vetro torna in auge in Francia” Così titolava un articolo di Le Figaro dello scorso 22 giugno che riprendeva l’annuncio fatto da Bérangère Couillard, Segretario di Stato per l’Ecologia nell’ambito della presentazione di una serie di misure volte a migliorare la selezione e il riciclaggio dei rifiuti domestici e da imballaggio. Couillard ha annunciato durante un briefing telefonico con la stampa, “il ritorno della cauzione per il vetro” in Francia per bottiglie e vasetti, con l’obiettivo di eliminare gradualmente gli imballaggi di plastica monouso entro il 2040. L’intenzione del governo francese è introdurre una cauzione sugli imballaggi in vetro entro i prossimi due anni, iniziando a sperimentare su base volontaria con gli ipermercati.

“Per quanto riguarda il riutilizzo del vetro, entro la fine dell’anno si discuterà del quadro giuridico, l’anno prossimo saranno condotte delle prove e la rete sarà estesa a tutti entro due anni”, ha spiegato. I supermercati e gli ipermercati, a seconda delle loro dimensioni, saranno “obbligati” a ritirare gli imballaggi in vetro vuoti. I primi esperimenti saranno avviati con gli ipermercati che si offrono volontari”, ha detto, citando in particolare Carrefour, “che ha mostrato grande interesse” per la possibilità di diventare un “punto di raccolta volontario per gli imballaggi in vetro vuoti”. “Dovranno inoltre essere istituiti centri di lavaggio” per bottiglie e barattoli un po’ ovunque nel Paese, ha detto, senza fornire ulteriori dettagli. Alcuni sono già stati istituiti, in particolare a Rennes. All’inizio di maggio, il Segretario di Stato e Citeo –l’organizzazione francese per la responsabilità estesa del produttore – hanno annunciato il lancio di contenitori come bottiglie e barattoli di vetro standardizzati da parte di produttori di vetro come Verallia e O-I, per incoraggiare i produttori di alimenti e bevande ad adottarli, in modo da favorirne il riutilizzo. Bérangère Couillard ha dichiarato che sarà istituito un fondo di “50 milioni di euro” per incoraggiare i produttori ad adottare questi contenitori standard in vetro riutilizzabili, invece del monouso. In Francia, il riutilizzo degli imballaggi domestici rimane “ben al di sotto dell’1%”, secondo il Ministero per la Transizione Ecologica, e l’obiettivo è raggiungere il 10% di riutilizzo entro il 2027. Per ulteriori info leggi l’articolo completo qui.

I marchi di bevande e i rivenditori stanno di conseguenza conducendo dei test per affrontare un modello che prima o poi diventerà realtà quotidiana in Francia per effetto della legislazione. L’ultimo esempio è il test condotto da AB InBev qualche settimana fa presso il Super U di Carquefou, alla periferia di Nantes.
Due marchi del gruppo (Leffe e Bud) offrono birra in bottiglie a rendere: la bottiglia è venduta con un deposito pari a 10 centesimi di € e invece la cassa con 3,10 € (la cassa piena vale 5,4 €). Per tutta la durata del test, i depositi verranno raccolti presso la reception del negozio.

Leggi anche:

 

CONDIVIDI LA NOTIZIA SUI SOCIAL

— Altre news

I NOSTRI PARTNER PRINCIPALI