Lotta al Littering in Italia: Perché il Deposito Cauzionale è l’unica via d’uscita che i grandi marchi di bevande ancora non appoggiano

COMUNICATO STAMPA

Nonostante l’impegno costante di volontari e cittadini, l’inquinamento da contenitori per bevande in Italia rimane un’emergenza che richiede soluzioni strutturali. L’indagine annuale di “Brand Audit” condotta dalla campagna “A Buon Rendere” conferma una correlazione diretta tra i grandi marchi del mercato del beverage e i rifiuti che soffocano i territori. La Top Ten del littering italiano vede San Benedetto al primo posto per le acque minerali, Moretti /Heineken per la birra e Coca Cola e Red Bull per le bibite analcoliche.

Tra le principali fonti di inquinamento da contenitori emergono quasi allo stesso livello il comparto della birra, responsabile del 35%, e quello delle acque in bottiglia, che incide per il 33%; seguono, con una quota più contenuta, le bevande analcoliche e il segmento vino/alcolici, pari complessivamente al 6%.

In occasione della Giornata della Terra 2026, la campagna “A Buon Rendere” rende noti i risultati dell’ultima indagine annuale di Brand Audit, che conferma come l’inquinamento da contenitori per bevande continui a rappresentare una delle principali criticità ambientali nel Paese.

Nonostante il contributo costante di volontari, associazioni e cittadini impegnati nella raccolta dei rifiuti dispersi nell’ambiente, il fenomeno del littering in Italia resta un’emergenza che richiede interventi sistemici, capaci di agire sulle cause del problema e non soltanto sulle sue conseguenze.

L’analisi evidenzia una correlazione significativa tra i principali marchi del comparto beverage e i rifiuti rinvenuti nei territori monitorati. In particolare, San Benedetto risulta il marchio più presente tra i contenitori di acqua minerale, Moretti/Heineken tra quelli della birra, mentre Coca-Cola e Red Bull si confermano tra i marchi più frequentemente individuati nel segmento delle bevande analcoliche.

L’iniziativa di Brand Audit è resa possibile da Helena Boers che nel corso del 2025 ha recuperato e analizzato ben 19.803 contenitori per bevande abbandonati destinandoli al riciclo. La massiccia presenza nel littering — ossia dei rifiuti dispersi nell’ambiente — dei grandi marchi di bevande che dominano gli scaffali dei supermercati richiama con forza un principio cardine delle politiche ambientali europee: chi inquina paga.

In concreto ad una maggiore quota di mercato deve corrispondere una maggiore responsabilità da parte dei marchi di bevande nel sostenere soluzioni concrete che affrontino il problema alla radice come il sistema di deposito cauzionale.

Si stima che ogni anno oltre 8 miliardi i contenitori  sfuggano al riciclo: un’enorme perdita per un Paese la cui dipendenza dall’importazione di materie prime (48%) è più del doppio della media europea e con un settore dell’industria del riciclo della plastica in profonda crisi.

Mentre i produttori di bevande hanno spesso attribuito storicamente la colpa del littering ai singoli consumatori, i dati parlano chiaro. Nei 19 Paesi dell’UE dove è attivo un sistema cauzionale, l’abbandono dei contenitori per bevande è crollato drasticamente. Questo sistema, che prevede l’aggiunta di un piccolo deposito al prezzo di vendita, interamente rimborsato alla restituzione del vuoto, garantisce tassi di raccolta che superano il 90%, con picchi del 98% come in Germania e Finlandia .

L’indagine “ABR Radar”: un anno di monitoraggio nel Milanese

La nuova indagine di “Brand Audit” riferita al 2025 è resa possibile dall’incredibile impegno civico di  Helena Boers che lotta da tempo contro l’abbandono dei rifiuti pattugliando le stesse aree periferiche del milanese che ripulisce dai rifiuti di varia natura, di cui una parte importante è costituita dai contenitori per bevande.

L’indagine di brand audit attiva da oltre due anni coinvolge diversi Comuni del milanese tra i quali Grezzago, Trezzo sull’Adda, Pozzo d’Adda e altre aree limitrofe.

Tra il 1° gennaio il 31 dicembre 2025 l’iniziativa di Boers con ben 19.803 contenitori per bevande abbandonati raccolti ha evitato l’emissione di 3,02 tonnellate di CO2, dirottando verso il riciclo migliaia di imballaggi per bevande.

Anche in questa indagine riferita all’intero 2025 i dati riferiti ai contenitori raccolti vengono caricati da Helena Boers sulla webapp di ABR Radar* sulla base di: tipologia, materiale, marca e tipo di bevanda. Questa metodologia di analisi o categorizzazione del rifiuto è chiamata Brand Audit perché prevede anche l’identificazione del marchio della bevanda.

MATERIALI E COMPARTI

Anche per il 2025 i risultati di questo brand audit nel milanese evidenziano una prevalenza della plastica (41%) come materiale dei contenitori seguita dall’alluminio delle lattine (29%), dal vetro (26%) e dai cartoni per bevande (4%).

Per quanto riguarda le diverse categorie di bevande, il comparto della birra si conferma quello maggiormente rappresentato nel fenomeno del littering, con il 35% dei rifiuti da contenitori per bevande rilevati. Seguono l’acqua in bottiglia con il 33%, le bibite analcoliche con il 26% e, in misura più contenuta, il vino e gli alcolici con il 6%.

PERCHE’ IL COMPARTO BIRRA

Il predominio del settore birrario merita una considerazione specifica: in Italia, diversamente da quanto avviene in molti altri Paesi europei, il consumo di birra avviene ancora prevalentemente attraverso bottiglie in vetro monouso piuttosto che in lattina. La maggiore incidenza di contenitori monouso in vetro per birra tra i rifiuti dispersi nell’ambiente rispetto ad altri contesti internazionali è inoltre legata all’assenza, nel mercato italiano, di un’offerta diffusa di birra in vuoto a rendere disponibile nella grande distribuzione.

LE MARCHE

L’analisi dei dati di ABR Radar, relativi ai 11.629 contenitori per i quali è stato possibile identificare la marca, mostra che le 10 marche più presenti nel littering costituiscono il 65% del totale dei contenitori dispersi. Guida la classifica Moretti ** al primo posto, seguita da San Benedetto e Red Bull.

I GRUPPI INDUSTRIALI

Considerando invece i gruppi con più marchi nel portafoglio, il gruppo Heineken (che include anche Moretti e Ichnusa) si colloca al primo posto, seguito da San Benedetto, Coca Cola, e dal gruppo Ab Inv.

Enzo Favoino coordinatore scientifico Campagna “A Buon Rendere”

Le evidenze raccolte anche attraverso i brand audit sullo spreco dei contenitori di bevande sia quando dispersi nell’ambiente che smaltiti hanno spinto i produttori di bevande di praticamente tutti i paesi europei a sostenere politiche di EPR più efficaci, come i sistemi di deposito cauzionale (DRS).

Attualmente, 19 paesi europei hanno già implementato tali sistemi considerando la recente partenza del Portogallo ad Aprile. Altri paesi come Grecia e Regno Unito si aggiungeranno entro il 2027. L’Italia purtroppo non figura ancora tra questi. Auspichiamo pertanto un celere iter parlamentare per le tre proposte di legge per un deposito cauzionale in Italia presentate da tre importanti partiti tra maggioranza e opposizione che sono state assegnate alla Commissione ambiente della Camera.

Silvia Ricci coordinamento Campagna “A Buon Rendere”

Nonostante le diverse iniziative da parte di singoli cittadini e associazioni impegnati come Helena Boers a raccogliere rifiuti su tutto il territorio nazionale, i produttori di bevande non stanno ancora supportando pubblicamente un deposito cauzionale. Al contrario in alcuni casi tendono a sminuire la propria responsabilità rispetto al littering, enfatizzando quella dei singoli consumatori “incivili” in campagne ad hoc come quella di Ichnusa/Heineken Se deve finire così con beveteci nemmeno”. In altre occasioni ignorano volutamente l’esistenza di una dispersione nell’ambiente dei contenitori causata dal consumo “on the go”. Intanto il contatore sul sito della campagna ha già superato i due miliardi di contenitori sprecati da inizio 2026 ed è incomprensibile che il settore delle bevande – che gestirebbe il sistema di deposito insieme alla grande distribuzione – non promuova attivamente l’unica soluzione che si è dimostrata efficace nel ridurre drasticamente la dispersione degli imballaggi per bevande, e di raggiungere gli obiettivi europei di raccolta e riciclo. Tanto più se consideriamo che un sistema cauzionale riduce al contempo l’entità della Plastic Tax che paghiamo ogni anno all’Unione Europea per gli imballaggi in plastica che non ricicliamo”.

*A breve sarà disponibile una versione aggiornata e molto più performante della webapp attuale che permetterà agli utenti di accedere alle proprie sessioni di raccolta e ricavarne dati personalizzati corredati da grafici.

**Per quanto riguarda il primato del marchio Moretti/Heineken, è opportuno sottolineare che eventuali brand audit realizzati in altre aree del Paese, in particolare nel Centro-Sud, potrebbero evidenziare la prevalenza di marchi di birra differenti. In Puglia, ad esempio, l’associazione Retake — aderente alla Campagna — ha promosso da tempo periodiche iniziative di pulizia denominate Peroni Tour, proprio in ragione della forte diffusione di questo marchio sul territorio. In Sardegna, invece, risulta particolarmente radicato il marchio Ichnusa, anch’esso appartenente al gruppo Heineken.

Per scaricare la cartella media con il comunicato stampa e le infografiche clicca qui.

Per leggere l’articolo di approfondimento sull’indagine di Brand Audit clicca qui.

 

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