
Si è tenuto nelle giornate del 28 e 29 luglio 2026, presso l’VIII Commissione (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei deputati, il primo ciclo di audizioni informali incentrato sui tre progetti di legge per l’introduzione di un sistema di deposito cauzionale (DRS) per gli imballaggi monouso di bevande presentati dal PD, Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia.
L’entrata in vigore del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio (PPWR) lo scorso 12 agosto impone ai Paesi Membri il raggiungimento, entro il 1°gennaio 2029, del target vincolante del 90% di raccolta differenziata per le bottiglie in plastica monouso e per i contenitori in metallo per bevande (art. 50). La direttiva sulle plastiche SUP aveva già previsto l’obbligo del 90% di intercettazione per le bottiglie in plastica, obbligo che è stato rafforzato dal regolamento che l’ha esteso alle lattine.
Il regolamento imballaggi impone inoltre ai Paesi che non riusciranno a centrare l’obiettivo del 90% di raccolta l’implementazione di un sistema di deposito cauzionale. Di conseguenza, diversi Paesi europei hanno avviato il sistema dal 2022 ad oggi, e altri sono pronti per partire entro il 2027. Considerando che in Italia il tasso di raccolta per le bottiglie di plastica si è attestato nel 2025 su uno stagnante 68%, difficilmente ci si potrà appellare all’esenzione prevista per i Paesi che arrivano all’80% di intercettazione al 2026.
In risposta agli impellenti obblighi normativi anche l’Italia ha compiuto un cambio di passo importante con la presentazione delle proposte di legge Roggiani (A.C. 2618), Fontana (A.C. 2728) e Milani (A.C. 2741).
Nel corso delle prime due giornate di confronto parlamentare del 28 luglio e 29 luglio scorse sono intervenute alcune associazioni imprenditoriali di rappresentanza dei riciclatori, dei produttori di bevande, della grande distribuzione organizzata e principali cooperative e del piccolo commercio. Federdistribuzione e Legacoop nella prima giornata e le restanti nella seconda.
A seguire i principali punti toccati nelle audizioni e link di approfondimento all’intervento audio e memoria depositata quando disponibile.
MINERACQUA
Per Mineracqua è stato audito il vicepresidente Ettore Fortuna che nel rimandare alla memoria depositata sul tema del deposito ha utilizzato largamente il tempo a disposizione per raccontare la situazione attuale di crisi del riciclo come si può leggere nella trascrizione dell’intervento. Verso la fine entrando nel merito del DRS ha precisato che Mineracqua non sostiene la necessità di un sistema cauzionale in Italia.
Un posizionamento che risulta in sostanziale disaccordo rispetto a quello dell’associazione europea di riferimento NMWE– National Mineral Water Europe che, insieme ad UNESDA – Soft Drinks Europe, hanno pubblicato il manuale DRS Playbook lo scorso anno allo scopo di promuovere sistemi DRS ben disegnati e armonizzati in tutta Europa.


Segue un riassunto della memoria depositata da Mineracqua che può essere scaricata qui. La videoregistrazione è disponibile qui.
L’associazione nazionale dei produttori di acque minerali sostiene infatti la validità dell’attuale sistema di raccolta e riciclo degli imballaggi, fondato sulla raccolta differenziata e sul sistema Conai con Corepla e Coripet, e solleva dubbi sull’effettiva necessità e sui benefici dell’introduzione di un sistema di deposito cauzionale (DRS).
Secondo Mineracqua, l’Italia avrebbe già raggiunto risultati di eccellenza nella raccolta del PET e con un tasso di intercettazione intorno al 70% potrebbe aspirare, attraverso un potenziamento dei sistemi esistenti, al raggiungimento dell’80% di raccolta al 2026 necessario per chiedere un’esenzione dalla misura, dietro presentazione di un piano per conseguire il 90% entro il 2029.
Nella memoria si legge infatti : “l’associazione “ritiene quindi più opportuno rafforzare i sistemi esistenti, anziché introdurre un sistema parallelo (…) attraverso la predisposizione di un Piano nazionale di rafforzamento della raccolta differenziata, fondato su interventi mirati nei territori e nei flussi ancora critici (consumi fuori casa, aree turistiche, grandi eventi, luoghi pubblici, raccolta selettiva e sistemi incentivanti), capace di conseguire il target del 90% senza compromettere il funzionamento del sistema nazionale esistente. Una simile impostazione consentirebbe di perseguire integralmente gli stessi obiettivi del PPWR, preservando al contempo il patrimonio industriale, ambientale e organizzativo sviluppato dall’Italia negli ultimi trent’anni”.
Mineracqua evidenzia che il prezzo dell’acqua minerale in Italia è tra i più bassi d’Europa, pari a circa 0,25 euro al litro. Una cauzione compresa indicativamente tra 10 e 25 centesimi rappresenterebbe quindi, secondo Mineracqua, un incremento significativo dell’esborso sostenuto dal consumatore al momento dell’acquisto. L’associazione paventa il rischio di una contrazione dei consumi nell’ordine del 10-12%, richiamando l’esperienza della Polonia.
Mineracqua stima in circa 1-2 miliardi di euro i costi necessari per l’avvio del DRS, legati in particolare all’installazione delle macchine per la raccolta automatizzata (RVM), alla realizzazione dell’infrastruttura informatica e all’organizzazione del nuovo sistema e sostiene infine la necessità di garantire ai produttori un accesso prioritario al PET raccolto, in modo da favorire la disponibilità di materia prima riciclata e assicurare la chiusura del ciclo “bottle-to-bottle”.
A seguire la nostra risposta alle principali argomentazioni da Mineracqua :
- Non esiste un solo caso al mondo, e neanche nella virtuosa Svizzera, in cui si sia raggiunto il 90% di intercettazione dei contenitori per bevande senza un DRS e principalmente perché il consumo avviene fuori casa. Da qui l’obbligo europeo e la convinta adesione delle associazioni europee del settore delle bevande, sia come soft drinks (UNESDA ) che acque minerali ( NMWE). Da qui il supporto al DRS da parte del consorzio Coripet e le recenti dichiarazioni del presidente di Corepla Quagliuolo ai media che riconoscono la necessità di un DRS anche in Italia.
- La contrazione dei consumi di bevande nei paesi in cui è entrato in vigore un DRS è avvenuta in qualche caso ma poi solitamente rientrata. Uno studio di Reloop ha rilevato che sono altre le condizioni che determinano contrazioni o aumenti nelle vendite di bevande nei paesi in cui il sistema è attivo. Pertanto, non ci risultano perdite occupazionali causate direttamente da un DRS presso gli stabilimenti che imbottigliano alle fonti, come paventato da Fortuna. Al contrario una maggiore intercettazione degli imballaggi non può che favorire l’occupazione nella filiera di raccolta e riciclo.
- I costi di implementazione non gravano totalmente sui produttori di bevande e si tratta comunque di un investimento iniziale che viene coperto in larga parte dalle banche, sino a che il sistema acquista una sua sostenibilità economica (come dimostrano i casi studio dei 19 sistemi esistenti in Europa). L’acquisto delle macchine RVM è a carico della distribuzione organizzata che, grazie alle commissioni di gestione che riceve dall’operatore del sistema per il servizio di raccolta, viene ripagata dei costi correnti e ammortizza in qualche anno gli investimenti fatti.
- Infine se i produttori di bevande che aderiscono a Mineracqua, e San Benedetto in primis che con Enrico Zoppas esprime la presidenza di Mineracqua, vogliono l’accesso prioritario ai materiali raccolti non hanno altra scelta che sostenere il DRS in quanto unico sistema che lo garantisce senza perdere altro tempo. A maggior ragione dal momento che Fortuna ha rivendicato la governance di un futuro DRS in Italia come comparto in risposta a Federdistribuzione e Legacoop che hanno proposto di affidare al Conai il compito di guidare un futuro DRS.
ASSOBIBE
Per Assobibe, l’associazione confindustriale che rappresenta le aziende di bevande analcoliche in Italia è intervenuto Giangiacomo Pierini suo presidente nonché responsabile Relazioni istituzionali e comunicazione di Coca Cola HBC.
Non avendo depositato una memoria segue un riassunto sui punti più salienti toccati nell’audizione. Il testo completo può essere scaricato qui o ascoltato come primo intervento della videoregistrazione.
Pierini ha dedicato la sua premessa all’importanza del PET precisando che sebbene le bottiglie in PET costituiscano solo il 3% del totale degli imballaggi in plastica immessi sul mercato italiano, sono di vitale importanza per il settore delle bevande analcoliche, perché veicolano circa il 70% dei volumi venduti.
Allo stesso tempo – ha precisato Pierini – “è proprio sulle bottiglie in PET che gravano obiettivi sempre più stringenti sull’impiego di plastica riciclata: il contenuto minimo di R-PET che è oggi del 25%, salirà al 30% nel 2030 e raggiungerà il 65% entro il 2040″.
Il vero problema secondo Pierini è che il costo della materia prima riciclata idonea al contatto alimentare: il PET food grade continua a costare molto più del polimero vergine. Il differenziale che era pari al 63% lo scorso anno oggi rimane intorno al 30%.
A questo si aggiunge l’impossibilità per i produttori di accedere in via prioritaria ai materiali raccolti per potere raggiungere gli obiettivi di contenuto riciclato ( ndr: siamo intorno al 15%) e realizzare un processo di riciclo “bottle-to-bottle”.
Su questo punto Pierini sostiene che il PET alimentare debba essere recuperato per produrre nuove bottiglie (economia circolare reale) ed evitare il downcycling in beni durevoli non alimentari (come nel caso delle panchine) che di fatto vanifica il concetto di ciclo chiuso. Lamenta inoltre che il legislatore italiano aveva già introdotto questo principio con il D.Lgs. 196/2021, imponendo ai sistemi di responsabilità estesa del produttore (EPR) di organizzare le filiere per restituire ai produttori una quota del materiale post-consumo raccolto. Tuttavia, tale disposizione è rimasta completamente inattuata.
Qualora però il DRS venisse implementato sotto la spinta della legislazione europea, Pierini mette in guardia su un approccio “copia e incolla” dei modelli esteri, evidenziando alcune peculiarità del contesto italiano di cui un DRS dovrebbe tenere conto : Orografia e capillarità: L’Italia presenta una conformazione geografica complessa (dall’Alto Adige a Pantelleria) e una rete di vendita al dettaglio estremamente frammentata.
Turismo di massa e flussi finanziari e di materiali: I flussi turistici in Italia non hanno eguali nei Paesi che usano già il DRS al punto da complicare la gestione dei flussi finanziari e fisici relativi ai contenitori restituiti. “Da questo punto di vista nessuno degli stati che attualmente ha un sistema di deposito prevede flussi turistici come il nostro, bisogna garantire ovviamente la restituzione ai consumatori che acquistano il prodotto ma questo significa banalmente che se io compro una bottiglietta di aranciata in una stazione salgo su un treno arrivo in un’altra città poi devo poter rientrare in un bar che vende quel prodotto e farmi dare da quel commerciante il deposito che io ho pagato, quindi c’è anche c’è un tema di flussi finanziari dei sistemi che devono essere definiti e studiati”.
Costi infrastrutturali “paurosi”: uno studio del Conai stima che creare il sistema da zero richieda 1,5 miliardi di euro, mentre gli studi interni dei soci Assobibe che operano all’estero indicano una spesa superiore ai 2 miliardi di euro.
In chiusura Pierini precisa che in caso di una possibile implementazione del sistema sulla spinta degli obiettivi normativi vincolanti andrebbe avviato un confronto pragmatico tra gli stakeholder della filiera che tenga delle specificità nazionali.
Fa notare inoltre che le imprese che finanziano il sistema di raccolta attuale con il contributo ambientale Conai CAC e non possono sostenere interamente i costi di attivazione della nuova infrastruttura e che la governance del DRS nazionale dovrebbe essere in mano alle imprese che immettono gli imballaggi sul mercato (produttori e distributori).


Rispetto al posizionamento di Assobibe rispetto all’introduzione di un DRS Pierini assume durante l’audizione un approccio più possibilista rispetto al passato, ma con “un colpo al cerchio e uno alla botte” quando ne commenta positivamente i vantaggi ma poi suggerisce che la strada del miglioramento dell’esistente sarebbe gradita dal comparto “qualunque sistema in grado di migliorare la qualità e la quantità della raccolta (anche ottimizzando l’assetto attuale di raccolta differenziata) va nella direzione desiderata dalle imprese obbligate all’uso di R-PET”.
Oppure quando in risposta alle domande dei Parlamentari Roggiani e Milani risponde che come Assobibe non sono promotori di un sistema di DRS ma evidenziano che c’è una necessità nel paese di implementare davvero il close loop.
Segue il nostro commento alle argomentazioni sollevate da Assobibe che si sommano alle osservazioni già fatte a Mineracqua in quanto valide per tutto il settore delle bevande :
- Non è possibile attuare un riciclo bottle to bottle efficace, a costi contenuti e senza contaminazione (per realizzare imballaggi ad uso alimentare) senza una raccolta selettiva e pulita che garantisce un DRS. Assobibe, che afferisce a UNESDA l’associazione europea del settore che promuove DRS efficaci e armonizzati lo sa benissimo. Così come lo sa il suo presidente Pierini, considerato che Coca Cola , la multinazionale per cui lavora è presente con soddisfazione nel Cda di tutti i DRS europei ( Vedasi intervista del responsabile di Coca Cola nel board del DRS austriaco)
- Le esperienze di DRS europee insegnano che l’orografia di un paese non pregiudica la progettazione di un sistema efficace e capillare in tutto il paese (vedasi l’orografia ben più sfidante della Norvegia). Il DRS è presente in tutta Europa: dai paesi nordici, dell’Europa centrale sino ad arrivare al sud con Malta e Portogallo. Un DRS mette a sistema le infrastrutture di logistica e riciclo già esistenti potenziandole e ottimizzandole con l’intercettazione di maggiori volumi di materiali pregiati privi di scarti che non necessitano delle costose operazioni di pulizia (evocate nell’intervento) e selezione. Certamente i flussi turistici stagionali richiedono un maggiore dispiego di uomini e mezzi ma i vantaggi per l’ambiente, l’economia e le municipalità – che sostengono i costi degli imballaggi dispersi e smaltiti – ( in Italia 8 miliardi ogni anno) giustificano ampiamente gli sforzi.
- Il problema evocato da Pierini sulla difficoltà di gestire i flussi finanziari e di materiali conseguenti alla restituzione dei vuoti vengono prevenuti in fase di progettazione del sistema. Nel modello centralizzato (con un solo operatore vedasi infografica centrale) i punti di raccolta presso i rivenditori sono obbligati a ritirare tutti i contenitori inclusi nel sistema riconoscibili dal logo del deposito e dal codice a barre indipendentemente da dove sono stati acquistati.
- Sul tema dei costi vedasi il punto 3 della risposta a Mineracqua per quanto riguarda le specifiche voci di costo inerenti alla prima fase di implementazione del sistema prima che diventi economicamente autosufficiente.(Generalmente già dopo un anno). Sul punto dei costi che i produttori “già starebbero pagando al sistema dei consorzi tramite il contributo ambientale -CAC ” (calcolato sulla base del peso del materiale da imballaggio immesso sul mercato) va detto che in un sistema cauzionale il contributo ambientale per i contenitori per bevande viene pagato solamente all’operatore del DRS per ogni imballaggio immesso sul mercato.























