Belgio : l’industria delle bevande contraria a cedere gratuitamente i contenitori per bevande in un futuro sistema cauzionale

L’industria delle bevande si rifiuta di dover consegnare gratuitamente a Fost Plus gli imballaggi per bevande in plastica e alluminio qualora entrasse in vigore un sistema di deposito cauzionale. Lo prevede una bozza dell’accordo di cooperazione sui rifiuti da imballaggio che la Commissione interregionale per gli imballaggi (CIE) ha notificato alla Commissione europea.

Fost Plus è la PRO (Producers Responsability Organisation) che assolve alla responsabilità estesa del produttore (EPR) per quanto concerne gli imballaggi immessi al consumo con il compito di finanziare i costi della raccolta differenziata sostenuta dai Comuni. In concreto Fost Plus si occupa in Belgio della raccolta e gestione dei rifiuti ( Fiandre, Vallonia e nella città di Bruxelles) in modo analogo a quello del sistema dei consorzi Conai in Italia.

Come premessa va detto che entrambe le PRO, in Belgio così come in Italia, sono contrarie all’implementazione di un sistema di deposito cauzionale per diversi motivi, ma principalmente perché non vogliono perdere i proventi generati dalla gestione e vendita dei contenitori di bevande, gli imballaggi di maggior valore delle raccolte differenziate.

Da anni Fost Plus, nel tentativo di ritardare l’introduzione di un DRS, promuove varie iniziative per intercettare gli imballaggi consumati fuori casa che maggiormente finiscono abbandonati nell’ambiente o conferiti nei cestini stradali, tra le quali alcuni tipi di raccolte incentivanti. In realtà, senza il meccanismo della cauzione all’interno di un sistema di deposito nazionale obbligatorio come partecipazione –  sia per i produttori che la grande distribuzione – le iniziative locali basate sulla buona volontà dei cittadini nel conferire correttamente i contenitori di bevande, si sono rivelate tutte fallimentari.

Vedasi anche il caso di Reciclos in Spagna.

Come si legge sul media belga De Soir, che è la principale fonte di questo post di aggiornamento sul Belgio, resta sempre attuale la domanda se anche questo paese adotterà prima o poi un sistema di cauzione per bottiglie e lattine di plastica, come la maggioranza dei Paesi UE, ormai ben 19.

Il dibattito anima il mondo politico da molti anni. Durante la scorsa sessione legislativa, le discussioni si sono concentrate principalmente sulla fattibilità di un sistema digitale in base al quale i consumatori riceverebbero il rimborso della cauzione senza restituire il contenitore in un negozio o supermercato, come già avviene per le bottiglie di vetro, ma scansionandolo con il proprio smartphone prima di conferirlo nell’apposito sacco blu della raccolta differenziata. Da allora non è seguita alcuna decisione in merito.

Mentre il dibattito politico è attualmente in una fase di stallo – nessun accordo di maggioranza federale o regionale menziona un sistema di cauzione – dietro le quinte le cose stanno procedendo. La Commissione interregionale per gli imballaggi (CIE), l’organismo responsabile dell’attuazione dell’accordo di cooperazione sui rifiuti di imballaggio che vincola le tre Regioni, ha notificato alla Commissione europea una bozza di tale accordo oggetto di una revisione che vuole essere ambiziosa. Questa iniziativa mira ad anticipare l’entrata in vigore del Regolamento Europeo sugli Imballaggi e i Rifiuti di Imballaggio (PPWR), prevista per il 12 agosto 2026.

Quest’ultima bozza include un nuovo capitolo che delinea la potenziale implementazione di un sistema di deposito cauzionale. Tale menzione è tutt’altro che superflua. Il nuovo regolamento europeo è infatti chiaro: se uno Stato membro non raggiunge un tasso di raccolta differenziata del 90% per bottiglie e lattine di plastica entro il 2029, è obbligato ad attuare un sistema di cauzione.

Mentre nell’articolo di Le Soir si legge che “il Belgio potrebbe sperare di raggiungere questa soglia per le bottiglie in PET – attualmente all’83,7% – sembra improbabile che la raggiunga per le lattine (68,5%)” le evidenze internazionali non confermano questa speranza. Anche paesi virtuosi come la Svizzera non sono mai andati neanche vicino al 90% di intercettazione, principalmente perchè si tratta di intercettare il consumo fuori casa che include anche l’impatto dei flussi turistici. Senza l’incentivo del deposito una parte importante dei consumatori non viene infatti sufficientemente motivata a riportare i vuoti, e senza un deposito non è possibile contare sul contributo dei raccoglitori informali che è quello che fa la differenza nell’intercettazione dei contenitori abbandonati nell’ambiente.

Il Belgio ha un importante problema di littering e le bottiglie in plastica e le lattine rappresentano il35% dei rifiuti abbandonati come ha raccontato un servizio di RTL info recentemente.

Tornando al capitoletto della bozza sul sistema cauzionale si tratta per lo più dell’enunciazione di alcuni principi molto generali che non entrano nel dettaglio del metodo di raccolta, non essendo stata presa una decisione politica. Tuttavia il contenuto è già stato sufficiente a far infuriare l’industria delle bevande per quanto concerne la destinazione finale dei materiali raccolti (alluminio, plastica PET) qualora venisse implementato un sistema di deposito.

La bozza di accordo di cooperazione prevede che questi contenitori vengano messi a disposizione “gratuitamente” al gestore dell’attuale sistema di raccolta e gestione dei rifiuti di imballaggio domestico, ovvero Fost Plus. Questa organizzazione, nota per il suo logo con il sacco blu, riunisce tutte le aziende che immettono sul mercato imballaggi domestici che contribuiscono al finanziamento della raccolta, della selezione e del riciclo degli imballaggi domestici.

La Federazione Reale dell’Industria dell’Acqua e delle Bevande Analcoliche (FIEB) considera questa fornitura gratuita “inaccettabile”. Perché? L’industria cita sia ragioni finanziarie sia la necessità di conformarsi alle normative europee in materia di utilizzo di materiali riciclati.

In qualità di produttori di bevande, dovremmo essere noi produttori a creare e finanziare questo sistema di deposito“, riassume Laura Schacht, responsabile della sostenibilità e delle relazioni esterne di Suntory (Oasis, Orangina, Schweppes, ecc.). “Normalmente, in sistema di deposito possiamo contare su alcune fonti di entrate, di cui la principale è la rivendita dei materiali. Ma se questi materiali dovranno essere ceduti gratuitamente, dovremmo sostenere un costo che non sarà più proporzionato al principio europeo della responsabilità estesa del produttore. Inoltre, non ci sarà più alcun incentivo ad implementare un sistema efficace, poiché tutto il valore andrà perduto.

Secondo Schacht i produttori di bevande si verificherebbe un problema di sussidi incrociati legato a questo trasferimento gratuito in cui i produttori di bevande finirebbero per finanziare indirettamente anche i costi di gestione di altre categorie di rifiuti di imballaggio domestici. [in un sistema di deposito i produttori di alimenti e bevande continuerebbero a finanziare Fost Plus solamente per la parte di imballaggi non assoggettati al sistema cauzionale che copre solitamente i contenitori per bevande in plastica, metallo, e vetro monoso in alcuni casi. ]

Inoltre la portavoce di FIEB evidenzia un ulteriore problema legato al rispetto delle normative europee in materia di percentuale di PET riciclato nelle nuove bottiglie ( 25% al 2025 e 30% al 2030) . All’industria delle bevande serve pertanto tornare in possesso dei propri imballaggi per produrne di nuovi in un processo di riciclo a ciclo chiuso. Se gli imballaggi dovessero essere affidati a Fost Plus, l’industria perderebbe l’accesso prioritario al PET riciclato di alta qualità, idoneo al contatto alimentare rischiando di non potere adempiere agli obblighi normativi.

Le preoccupazioni e obiezioni dei produttori di bevande sono state prontamente respinte al mittente dal CIE, la Commissione interregionale per gli imballaggi. “Se i produttori non sono soddisfatti del sistema Fost Plus, possono sempre creare una propria organizzazione di responsabilità estesa del produttore. In questo modo, non dovranno cedere i loro materiali“, ha risposto Marc Adams, direttore del CIE.

Devono fare una scelta, ma se vogliono rimanere nel sistema Fost Plus e continuare a beneficiare di tutti i vantaggi che offre, in particolare dei centri di selezione e riciclaggio, allora devono condividere. Immaginate se implementassero un sistema di cauzione che catturasse solo il 50% degli imballaggi delle bevande, con tutto il resto che finirebbe nel sacco blu. Non è giusto che tutti i benefici del sistema vadano ai produttori di bevande mentre Fost Plus dovrebbe coprirne i costi.” [n.d.r. Anche in Belgio esiste una resistenza al cambiamento e vengono usati argomenti strumentali come quest’ultimo. Un sistema cauzionale o DRS ( Deposit Return System) operato e finanziato dai produttori di bevande e dalla grande distribuzione, viene implementato a seguito di una legge che impone tassi di raccolta obbligatori nei primi anni di esercizio e se un paese raggiunge già l’80% di intercettazione, l’obiettivo del primo anno sarà più alto, e il 90% dovrà essere obbligatorio entro il secondo anno. Se ci è riuscita la Romania partendo da quasi zero figurarsi il Belgio. ]

Come si può notare, il disaccordo è profondo, ma Philip Buisseret, direttore della FIEB, non vuole interrompere i rapporti con Fost Plus definito come “un alleato importante per il nostro settore” ritiene che si possa trovare una soluzione attraverso la negoziazione. “Avremo bisogno di sistemi di selezione e riciclaggio anche qualora implementassimo un sistema di deposito. Se dovessimo creare tutto da zero, ci vorrebbero anni, mentre tutte queste infrastrutture esistono già presso Fost Plus. Quindi la negoziazione è possibile, ma tutti devono trarne vantaggio. Vogliamo poter recuperare i nostri materiali, o almeno la parte necessaria per adempiere agli obblighi europei in materia di impiego di materiali riciclati. Piuttosto che imporci degli obblighi che sono ancora prematuri, aspettiamo di vedere cosa deciderà la politica.”

Supporto dalle Ong alle iniziative di prevenzione contenute nell’Accordo di Cooperazione

In riferimento allo stesso Accordo di Cooperazione Interregionale sugli imballaggio (ICA) un network di ong ambientaliste guidate dalla Fair Resource Fondation partner della nostra campagna A Buon Rendere ha inviato una lettera a Jo Brouns, Ministro dell’ambiente e dell’Agricoltura in cui esprime un forte sostegno alle autorità belghe per l’aggiornamento dell’accordo volto ad anticipare le nuove normative europee sui rifiuti.

Responsabilità dei produttori e nuovi incentivi economici
Nella lettera i firmatari si congratulano per le misure ambizioni presenti nell’accordo nel campo della prevenzione. In particolare, rendendo formalmente i produttori responsabili del raggiungimento degli obiettivi di prevenzione stabiliti nell’Articolo 43 del Regolamento (Art. 3 §1/2 dell’IPC) e introducendo un “contributo di prevenzione” nel caso in cui tali obiettivi di prevenzione non vengano raggiunti (Art. 22/13). Il contributo ammonterà a 50 euro per tonnellata e sarà calcolato per flusso di materiale al fine di prevenire effetti di sostituzione. Esso sarà pagato dalle PRO (organizzazioni di responsabilità del produttore) o direttamente dai singoli produttori, ove applicabile.

Attraverso questa misura, il Belgio sta prendendo sul serio gli obblighi del nuovo Regolamento sugli Imballaggi e i Rifiuti di Imballaggio (PPWR). Il Regolamento richiede infatti agli Stati membri di adottare le misure necessarie per raggiungere gli obiettivi di prevenzione, in particolare attraverso strumenti economici e incentivi (Considerando 121). La misura proposta dalle regioni è inoltre in linea con l’ambizione del Belgio di essere un pioniere nell’economia circolare.

Nella lettera le ong scrivono: ” Accogliamo con favore il fatto che, attraverso questo “contributo di prevenzione”, le regioni si stiano dotando dei mezzi finanziari per accelerare la transizione verso sistemi di imballaggio che rispettino le priorità sulla gestione dei rifiuti identificate dalla scala di Lansink, qualora gli obiettivi europei non venissero raggiunti nel 2030, 2035 e 2040. I fondi generati da questo contributo potranno essere utilizzati per finanziare sistemi di riutilizzo, vendite di prodotti sfusi, soluzioni di ricarica o altre misure che contribuiscano al raggiungimento degli obiettivi di prevenzione. Questa misura interesserà i produttori solo nel caso in cui gli obiettivi di prevenzione non venissero raggiunti. Essa li incentiverà efficacemente a rivolgersi a sistemi di imballaggio alternativi che diano priorità alla prevenzione, al fine di evitare di dover pagare questo contributo. Inoltre, il fatto che il contributo si applicherebbe per flusso di materiale impedisce saggiamente la sostituzione tra tipi di imballaggio. Ciò crea una salvaguardia contro potenziali disparità tra i produttori — per esempio, tra i produttori di imballaggi in plastica e imballaggi in cartone“.

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